Autore: | Categoria: Logistica, Novità dal mondo dei trasporti, Tecnologie del trasporto |

 

Sulle strade d’Europa, un camion su cinque viaggia a vuoto. Se consideriamo le restrizioni al cabotaggio, il numero sale addirittura ad uno su quattro all’interno dei confini nazionali.

Così come una compagnia aerea cerca di monetizzare al meglio l’utilizzo della propria flotta di velivoli riducendone al minimo i tempi di sosta a terra e vendendo al meglio i posti a disposizione in cabina, allo stesso modo, un’azienda di autotrasporto farà rendere al meglio il proprio parco mezzi, nel momento in cui ridurrà al minimo i mancati utilizzi dei mezzi e, soprattutto, eviterà di farli viaggiare a vuoto o con solo un carico parziale. 

In termini economici, insomma, è evidente che, sfruttare al meglio le proprie capacità di carico, aumentando la saturazione dei propri mezzi, sia all’andata che al ritorno, significhi per ogni azienda di autotrasporto maggiore redditività e maggiori margini di guadagno su ogni tratta percorsa.

Analisi sistemica delle emissioni di CO2 nell’autotrasporto

Proviamo però, per una volta, ad affrontare la questione, non dal punto di vista della redditività, ma da quello della sostenibilità ambientale. Vi siete mai chiesti, ad esempio, quale sia l’impatto dei ritorni a vuoto in termini di emissioni CO2? D’istinto, la risposta alla domanda sembrerebbe facile. Alcuni studi, infatti, hanno mostrato, come un camion che viaggi vuoto, emetta nell’ambiente all’incirca il 25% di CO2 in meno, rispetto a quando viaggia a pieno carico. Verrebbe quindi da concludere che, tornare a vuoto sia buona cosa per la salute nostra e del nostro pianeta.

In realtà, così non è. Infatti, dobbiamo analizzare il problema in modo sistemico, estendendo l’analisi dello stesso alla catena logistica nel suo complesso.

Ipotizziamo, allora, un camion che viaggi a pieno carico da A a B, e, successivamente, ritorni da B ad A, con un nuovo carico. Se supponiamo che un viaggio a pieno carico comporti un valore di emissioni di CO2 nell’ambiente pari a 100, il camion dell’esempio avrà complessivamente emesso nell’atmosfera un valore di 200 per il trasporto dei due carichi.

 

Cosa accade, invece, quando entra in gioco un ritorno a vuoto? Considerando per il camion grigio un valore di 100 per l’andata e un valore di 75 (25% di emissioni in meno) per il
ritorno a vuoto, lo stesso avrà effettivamente emesso meno CO2 nell’atmosfera (175) rispetto al primo esempio. Ma il ritorno a vuoto del camion grigio comporta anche che, sarà necessario ricorrere ad un secondo camion per poter trasportare il secondo carico da B ad A. Alle emissioni atmosferiche del camion blu, dunque, dovremo aggiungere anche quelle del camion rosso ed otterremo pertanto un totale di 275, contro i 200 del primo caso.

Il green non è caro. Con il green si può guadagnare

Dunque, sia dal punto di vista dell’ambiente, che da quello della redditività d’impresa, la riduzione dei viaggi a vuoto e l’ottimizzazione della saturazione della propria flotta sono fattori fondamentali per l’attività di ogni operatore della catena logistica, in un mercato all’interno del quale competitività e sostenibilità vanno sempre più a braccetto.

A questo proposito, rimandiamo ad un case study estremamente efficace, elaborato dalla piattaforma di trasporto TimoCom, da GreenRouter e della Rampinini Ernesto, nel quale è risultato evidente come l’utilizzo della piattaforma di trasporto abbia contribuito ad un miglioramento nella saturazione della flotta, ad un aumento dei margini di profitto e ad una contestuale diminuzione sistemica delle emissioni di CO2 per chilometro percorso.

 

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Conosci davvero le regole del cabotaggio?



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