Autore: | Categoria: Curiosità dal mondo dei trasporti, Logistica, Novità dal mondo dei trasporti |

12784422_888121807974048_590461128_n

Torniamo a parlare di un tema che suscita sempre una certa curiosità, anche tra i non addetti ai lavori, nonché spesso scetticismo e qualche ironia tra i colleghi camionisti. Stiamo parlando delle donne che scelgono di diventare autiste professioniste. Oggi vogliamo farlo insieme a Laura, una ragazza giovanissima ma con carattere e determinazione fortissimi, che da poco lavora come camionista.

Ciao Laura, quando sei salita su un camion per la prima volta e quando hai deciso che sarebbe stato il tuo lavoro?
Sono salita su un camion poco tempo fa per la prima volta, io non sono figlia d’arte, come tanti di noi. Nella mia famiglia tutti hanno fatto il liceo e le aspettative su di me erano altissime e si può facilmente immaginare la reazione dei miei quando sono tornata a casa con la patente C in mano. Se sono salita in camion è merito (o colpa?) solo del mio ragazzo Marco, lui è il vero appassionato e nipote d’arte in famiglia. Mi ha trascinato al Week end del camionista il primo anno che stavamo insieme, sono capitata davanti al Daf grigio edizione limitata della Lubrimatic (che ora corre per la mia stessa ditta) e me ne sono innamorata, ci sono salita e ho pensato, io devo prendere le patenti. Potete vedere come è andato poi il resto…

 

 

Nell’opinione comune, quella dell’autista di camion è ancora percepita come una professione esclusivamente maschile. È davvero ancora così, oppure c’è qualche segnale di cambiamento?
L’opinione comune resta sempre quella, quello del camionista è un lavoro da uomini, anche se per fortuna è cambiata la mentalità, ma mancano ancora molti passi per arrivare al traguardo, anche se temo non arriveremo all’uguaglianza. Personalmente è da poco che guido e quindi non ho ancora visto molto, ma le facce delle persone quando mi vedono scendere dal camion sono palesi, per non parlare dei commenti. In realtà penso che se la donna può prendere la patente allora può anche guidare, non esistono lavori da donna o da uomo, solo lavori che piacciono e non. Ognuno di noi credo abbia diritto di fare ciò che vuole e che sceglie, solo così si potranno avere lavoratori appassionati ed efficienti.

Cosa ti piace di più e cosa di meno del tuo lavoro?
Di questo lavoro adoro la solitudine e il rumore degli pneumatici sull’asfalto. Vedere quella striscia d’asfalto correre sotto le ruote ha sempre avuto quel qualcosa di magico per me, sia in macchina che in moto, ora anche in camion. Adoro pensare e certamente di tempo ne ho. Piace meno il telefono che purtroppo squilla spesso per via del tipo di trasporto che eseguo ed è difficile stare molto tempo via da casa, ci sono giorni che vorrei poter lavorare solo 6 ore e il resto dedicarmi ai miei mille hobby, ma poi parto e già pesa meno.

C’è qualcosa in particolare che deve essere sempre presente nella cabina del tuo camion quando sei in viaggio?
La mia cabina ancora non è come vorrei al 100 per cento, ma certamente non può mancare il tablet con le mie canzoni, il cappello da ufficiale dell’esercito di mio zio (a sedici anni volevo entrare in aeronautica, ma la mia statura non me lo ha concesso) e il cb accesso. Alle volte cambio motrice per necessità di scuderia, fortunatamente non spesso, ma non mi porto dietro tutto, ma mi accontento della musica. Quello credo sia la cosa che assolutamente non può mancare.

Che musica ascolti quando sei in cabina?
Che musica ascolto eh? Domanda difficile perchè io amo la musica da ex batterista (più che altro è stato un tentativo), ma sono cresciuta a pane e Police, gruppo che personalmente adoro, in realtà vado molto a giornate e a periodo, quello appena trascorso suonava disco funk anni ’70. Ho comunque un animo vintage.

È vero che ti piace scrivere e hai un blog?
Si è vero, mi piace raccontare quello che mi succede fin che sono in giro e mi piace osservare tutto quello che mi circonda, mi affascina ascoltare storie di vita, credo che siano le testimonianze delle persone la vera ricchezza di un popolo e la vera eredità: Sto scrivendo un libro, ma non sono una scrittrice per cui mi risulta molto difficile, a tempo perso mi piace descrivere in maniera scherzosa gli stereotipi del nostro piccolo cosmo: dalla pausa caffè ai tipi di magazzinieri. Ovviamente in chiave satirica, siamo sempre tutti così seri che se anche ci prendiamo un po’ meno sul serio non può farci che bene.

Cosa scriveresti sul portellone posteriore del tuo camion?
Se mi fosse concesso scrivere una frase sulle porte dietro solo una potrebbe starci : ” E’ questione di stile”. Forse suona leggermente pretenziosa, ma mi ricorda che bisogna credere in se stessi per raggiungere qualunque obiettivo. E’ nata come reinterpretazione della celebre scena del marchese del grillo dove Sordi dice “io sono io e voi…( e non continuo, ma consiglio di guardarla… favolosa!)

12736182_888121781307384_44471541_n

 

Consiglieresti la tua professione ad altre ragazze? Oppure credi che sia una cosa per poche elette?
Senza dubbio per poche… cioè solo per chi ha passione. Questo poteva essere un mestiere che si sceglieva per portare a casa lo stipendio qualche anno fa. Ora lo puoi fare solo se sei convinto, le ore che ti impegna sono molte e stai tanto fuori casa, addirittura giorni o settimane, gli stipendi sono quelli che sono, nonostante siano tra i più alti nella media italiana per la categoria operai (siamo inquadrati operai autisti) e le patenti ormai costano moltissimo, considerando che il cqc non è più rilasciato d’ufficio (altra cosa che non concepisco). E’ un mestiere che già per un uomo è difficile fare se non si è convinti, per la donna serve quel qualcosa in più per poter affrontare anche la discriminazione che comunque è ancora leggermente presente. Si affronta tutto se piace.

È questione di stile, insomma. E, secondo noi, di stile, Laura, ne ha da vendere!
In bocca al lupo!



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *