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È ormai da qualche anno, che la telematica è entrata anche nel settore dei trasporti ed agevola il lavoro quotidiano di spedizionieri e addetti alla disposizione del traffico. Infatti, grazie all’ausilio di questa tecnologia, messaggi e indirizzi dei clienti (ad esempio per il viaggio di ritorno), possono venire trasmessi in modo veloce, preciso e privo di errori. Anche la trasmissione dei dati del veicolo, come velocità e consumo carburante, così come avarie o addirittura, nel peggiore dei casi, tentativi di furto, vengono continuamente trasmessi e rendono così più facile la pianificazione e l’organizzazione dei viaggi e dei percorsi.

Eppure, ad oggi, buona parte del parco mezzi europeo non è ancora attrezzato con dispositivi di localizzazione satellitare. Sicuramente una delle ragioni di questo fenomeno è l’avversione che diversi autisti nutrono per questi sistemi. Tanti, infatti, temono di essere troppo controllati dai loro responsabili e, di conseguenza, di vedere ridotta la propria libertà personale.

Queste rimostranze sono sicuramente comprensibili, ma non andrebbe anche dimenticato che questo controllo può anche essere utilizzato a vantaggio dell’autista, fino al punto di salvargli la vita. Lo scorso anno, si sono registrati in Europa, diversi casi di camionisti dispersi per diversi giorni, cercati da familiari, polizia e anche attraverso i social media come facebook. Nei casi più tragici, addirittura, quando sono stati individuati, non c’era già più nulla da fare. I colleghi sono stati ritrovati morti in cabina, dopo aver subito le conseguenze di un attacco cardiaco o di un problema fisico simile. Forse, qualcuno di loro poteva essere aiutato per tempo, se sul suo mezzo fosse stato installato un sistema telematico grazie al quale sarebbe stato possibile inviare con precisione dei soccorsi.

Pur dando la dovuta importanza al tema della protezione della privacy, sarebbe forse il caso di pensarci sù un po’ meglio, anche considerando il fatto che l’età media degli autisti è sopra i 50 anni e che, quindi, il rischio per certi problemi di salute è sicuramente da non sottovalutare.

Certo, è vero che ormai ogni camionista è in possesso di uno smartphone, nel quale è anche integrato un sistema di localizzazione. Ma anche qualora questo fosse attivato, i tempi per rintracciare il dispositivo potrebbero essere molto lunghi. Andrebbe infatti dimostrata l’urgenza del caso, per poter poi ottenere i dati di riferimento dalla compagnia telefonica. Potrebbe essere già troppo tardi, insomma. Se poi il camionista dovesse trovarsi all’estero, il tutto sarebbe ancora più complicato.

Tutto ciò, senza considerare che un camion a pieno carico è di fatto un oggetto di valore. Immaginate di essere in viaggio con una valigia contente una somma di denaro equivalente al valore del carico di un bilico:  non vorreste poter viaggiare in tutta sicurezza, magari con un sistema GPS?

Inoltre, la funzione di tracking comporta un ulteriore vantaggio per l’autista. Infatti, nel caso in cui, durante il viaggio si verifichi un ritardo, a causa ad esempio di una coda, il disponente del traffico dall’ufficio  può visualizzare in ogni momento la posizione del veicolo, senza dovere telefonare continuamente al collega in cabina. Con il sistema TC eMap di TimoCom, anche il cliente finale ha questa possibilità. Ad esempio, può immediatamente vedere se il camion con la merce che sta aspettando si trovi fermo in coda, senza poter poi rimproverare nulla all’autista in caso di ritardo. Sappiamo bene che un cliente soddisfatto rende infatti il lavoro dell’autista più facile.

Conclusione: nell’epoca dell’NSA, dei primi chip sottopelle e delle impronte digitali sui documenti, il rifiuto della localizzazione satellitare dei camion per motivi di privacy è forse ormai fuori luogo. I vantaggi che questa tecnologia comporta, anche per i camionisti, dovrebbero dare da pensare anche ai più scettici.