Autore: | Categoria: Logistica, Novità dal mondo dei trasporti |

Il 26 dicembre scorso, il ministero del Lavoro ha emesso una circolare (in attuazione del decreto legislativo 136/2016, che a sua volta recepisce la direttiva UE n.67 del 2014 in tema di distacco transnazionale di lavoratori dipendenti in un altro stato UE) che tanti operatori del mondo dell’autotrasporto attendevano in modo particolare.

Intendiamoci, il decreto legislativo, oggetto della circolare ministeriale, prende in considerazione tutte le attività produttive, non solo l’autotrasporto, e prescrive una serie di obblighi e adempimenti che ogni azienda insediata nell’UE debba assolvere nel caso distacchi temporaneamente un proprio dipendente in Italia. La particolare rilevanza per il mondo dell’autotrasporto deriva dal fatto che, il decreto italiano prescrive in modo specifico che, a tali obblighi siano soggette anche le aziende di autotrasporto europee effettuanti trasporti in regime di cabotaggio in Italia.

In particolar modo, sussiste un obbligo di comunicazione, per il quale l’azienda che effettui operazioni di cabotaggio in Italia debba comunicare il distacco del proprio autista dipendente entro le ore 24:00 del giorno precedente l’inizio del distacco stesso, inviando una comunicazione via e-mail (cabot[email protected]), nella quale debbano essere specificate la data della prima e dell’ultima operazione di cabotaggio.

Se le nostre associazioni e federazioni hanno salutato con favore l’introduzione di questa norma, lo stesso non può dirsi delle loro sorelle europee. Proprio oggi è arrivata la presa di posizione della BGL, la maggiore federazione dell’autotrasporto tedesco, che critica in modo aspro la normativa italiana: l’obbligo di comunicazione preventiva delle operazioni di cabotaggio si tradurrebbe, secondo la BGL, in realtà, in un vero e proprio divieto al cabotaggio. Per questo motivo, la federazione tedesca ha richiesto alla Commissione Europea  una presa di posizione in merito, suggerendo l’apertura di una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia, in quanto la normativa italiana discriminerebbe in modo palese il libero accesso al mercato del cabotaggio.

Come andrà a finire?

 



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