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Shaping Future Transportation: Premierenfahrt des ersten teilautonomen Serien-Lkw auf öffentlichen Straßen im Mercedes-Benz Actros mit Highway Pilot.

Foto ®Daimler AG

Daimler e Google guardano al futuro

Qualche giorno fa, Mercedes ha testato per la prima volta su un’autostrada tedesca, in condizioni reali di traffico, un Actros a guida autonoma. A bordo del mezzo, su cui era stato istallato l’Highway Pilot System, c’erano il CEO di Daimler Wolfgang Bernhard e il Presidente del Land Baden-Württemberg. L’Highway Pilot System, cuore tecnologico del progetto Future Truck 2025 di Daimler, è un sistema, concepito espressamente per i veicoli industriali, che consente una guida completamente autonoma su strade pubbliche fino alla velocità di 85 Km/h.

Nel frattempo, ad alcune migliaia di chilometri di distanza, in California, Google procede speditamente con i test su prototipi di autovetture a guida autonoma, pilotati dal software Google Chaffeur. I risultati dei test sono messi online da Google con cadenza mensile e permettono di farsi un’idea su progressi e difficoltà del progetto.
Dall’inizio del progetto nel 2009 ad oggi, le auto di Google hanno percorso quasi 2 milioni di chilometri in modalità completamente autonoma. Attualmente, le 48 auto impiegate percorrono “da sole” mediamente tra i 15.000 e i 24.000 chilometri alla settimana, vale a dire, la bellezza di 500 km alla settimana di media per ciascuna auto!

Questi sono solo due esempi di due grandissime aziende, che stanno investendo denaro e risorse per due progetti che, solo quindici anni fa, potevano sembrare pura fantascienza, ma che, potrebbero concretamente disegnare una rivoluzione nella mobilità delle merci e delle persone nel futuro prossimo.

Fidarsi è bene. Non fidarsi…

Tuttavia, tra il grande pubblico, gli scettici abbondano e tanti ancora non riescono a immaginarsi tra qualche anno a bordo di un’auto che guidi da sola. In particolar modo, è la sicurezza uno degli aspetti che crea più perplessità: ci possiamo davvero fidare di un seppur sofisticatissimo sistema tecnologico? Riusciremo a rilassarci e dedicarci ad altro, magari lavorare o guardare un video, mentre il nostro pilota automatico sfreccia in autostrada o percorre il traffico cittadino?

Ebbene, proviamo a rifletterci, prendendo spunto proprio dalle performance della Google Self-Driving Car. I prototipi del gigante di Mountan View sono stati coinvolti in 14 incidenti negli ultimi 5 anni. A prima vista, dunque, questo numero darebbe ragione agli scettici. In termini di sicurezza, sembrerebbe esserci ancora molto da fare!

Andando però nel dettaglio, si scopre come, nessuno di questi incidenti, sia stato causato dai prototipi in modalità di guida autonoma. La maggior parte degli incidenti, in particolare, è stata causata da altri automobilisti che hanno tamponato i veicoli di Google.

Come spiegare dunque questa attitudine della Google Car a venire tamponata? Per il momento, una spiegazione completamente attendibile non c’è ancora. Forse che gli altri automobilisti si distraggano quando vedono davanti a loro l’auto del futuro? Prendere lo smartphone per postarne subito la foto su Instagram, vale bene il rischio di procurare un incidente?

Noi propendiamo per un’altra teoria. Ovvero: il software di Google segue alla lettera il codice della strada: lascia passare i pedoni sulle strisce, al giallo si ferma se non è in grado di impegnare l’incrocio, con il rosso non passa mai. Quanti sono, però, gli automobilisti che seguono sempre e comunque alla lettera il codice? E quante volte ci aspettiamo che nemmeno gli altri lo rispettino? Una volta scattato il giallo, ad esempio, ci attendiamo che l’auto davanti a noi freni? Oppure acceleriamo, sicuri che anche chi ci precede schiaccerà sull’acceleratore?

Le macchine si fideranno di noi?

È proprio questa la grande sfida dei mezzi a guida autonoma: diventare capaci di integrarsi in condizioni nelle quali il comportamento e le reazioni degli uomini, non siano appieno ponderabili e dipendano da innumerevoli variabili. Per estremizzare: a Napoli e Ginevra, gli automobilisti non si comportano esattamente nello stesso modo. A Milano, alle otto del mattino, la congestione e “l’aggressività” del traffico non sempre permettono di osservare pedissequamente il codice, a meno che sia il giorno di Ferragosto.

Sarebbe a tutti gli effetti paradossale: saranno i camion e le auto a guida autonoma a dover preoccuparsi degli uomini?