Autore: | Categoria: Curiosità dal mondo dei trasporti, Logistica, Novità dal mondo dei trasporti |

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Quella del camionista è, nell’immaginario collettivo, una professione prettamente maschile, che viene spesso associata a figure rudi e, a volte, maleducate.
Inutile dire che, chi la pensi così, non conosca per nulla la realtà dell’autotrasporto e delle migliaia di autisti professionisti che ogni giorno trasportano sulle strade d’Italia e d’Europa le merci che finiscono sugli scaffali dei nostri supermercati e le materie prime che approvvigionano le nostre aziende.
Certo, come in ogni categoria, anche tra i camionisti esiste qualche maleducato, ma giova ricordare che sono sicuramente un’esigua minoranza a fronte dei tantissimi professionisti animati da una grande passione per il proprio lavoro, senza la quale, sarebbe impossibile sopportare gli sforzi e i sacrifici che questa professione comporta.
Per di più, anche se sono ancora una minoranza, sono sempre più le donne che scelgono di passare le proprie giornate alla guida di un camion e di farne la propria professione. Una di queste è Rosa, vicentina, autista e imprenditrice, nonché cofondatrice del Lady Truck Driver Team, blog e gruppo di autiste professioniste.
Chi meglio di lei, per scambiare qualche battuta sul tema donne e camion?

– Quando sei salita su un camion per la prima volta e quando hai deciso che sarebbe stato il tuo lavoro?
Sono nata e cresciuta in mezzo ai camion, ma realizzai che quello poteva essere il mio lavoro solo alla maggiore età durante gli studi di ragioneria, quando la mia testa era già sul camion e non sui libri che non vedevo l’ora di buttare via per dedicarmi all’azienda di famiglia. Feci subito le patenti e già al mio primo viaggio capii che quella che avevo fatto era la scelta giusta.

– Nell’opinione comune, quella dell’autista di camion è ancora percepita come una professione esclusivamente maschile. È davvero ancora così, oppure c’è qualche segnale di cambiamento?
C’è stato un graduale cambiamento. Ancora quindici anni fa, le camioniste erano molto poche, qualcuna era la moglie e viaggiava in coppia, ma chi era da sola cercava di non farsi notare perché, a parte la sicurezza, non piaceva essere oggetto di chiacchiere inutili. Con gli anni, il numero delle donne autiste è cresciuto e sono cambiate le generazioni e anche un po’ la mentalità. I colleghi si sono abituati alla nostra presenza e, nonostante qualche personaggio che non si arrende al cambiamento, c’è invece chi ci accetta e si lavora senza problemi.

 

 

– Cosa ti piace di più del tuo lavoro?
Il camion mi ha sempre dato molte soddisfazioni, è sempre una continua prova ma, nonostante tanti anni, mi piace ancora viaggiare, mi piace la vita sociale che ho instaurato in questi anni nei posti dove vado abitualmente, ma anche lo stare sola fra me e i miei pensieri.

– E cosa ti piace di meno?
Non mi piace il sistema di lavoro, le regole da rispettare che per me non sono adatte: dovrebbero essere state fatte per la nostra sicurezza, ma non tengono conto del lato umano di chi vorrebbe fermarsi per riposare ma non può, perché stanno scadendo le ore di impegno. Per non parlare di chi obbliga l’autista a operazioni di carico e scarico risparmiando sul personale in magazzino. Ci vorrebbe più rispetto e buon senso da parte degli altri attori del trasporto e della logistica. Non siamo macchine, come i camion: noi siamo persone.

– C’è qualcosa in particolare che deve essere sempre presente nella cabina del tuo camion quando sei in viaggio?
Ho molti oggetti personali che arricchiscono e rendono unica la mia cabina, sicuramente non può mancare la tabella delle Lady Truck esposta al parabrezza, grazie alla quale ci riconosciamo fra colleghe lungo la strada e possiamo stringere nuove amicizie.

– A  proposito, quest’anno hai vinto il Sabo Rosa, un riconoscimento per le donne che lavorano nella filiera del trasporto, grazie al tuo impegno, non solo professionale, ma anche come una figura di riferimento nel gruppo Lady Truck Driver Team. Ci va di parlarci un po’ del gruppo?
Il gruppo è composto da donne autiste, che guidano o che lo vorrebbero fare, autiste per lo più di camion ma anche di pullman, furgoni e taxi, tutte con la passione per la guida in comune, indipendentemente dal tipo di mezzo e dai km percorsi. Molte di noi non si conoscono personalmente, c’è chi si è conosciuta nei piazzali e in azienda durante il lavoro, oppure durante i raduni o su internet tramite il blog http://buonastrada.altervista.org (attivo dal 2007) e poi i social, come facebook, dove il gruppo conta oltre 5000 iscritti. Tutte noi portiamo una tabella di colore rosa così ci possiamo facilmente riconoscere a distanza e scambiarci dei saluti al cb. Oltre a socializzare e stringere nuove amicizie il gruppo si impegna a realizzare anche progetti a scopo benefico.

 

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– Consiglieresti la tua professione ad una ragazza che si sta affacciando oggi sul mondo del lavoro?
Sì, glielo consiglierei. Ma solo se sente in lei quel grande desiderio chiamato passione. E’ un lavoro per niente facile, ci vuole spirito di sacrificio e un grande impegno per la responsabilità affidata. Se poi, una volta sulla strada, sente di fare volentieri il lavoro, di avere soddisfazioni e le proprie capacità sono tali da poter condurre questo stile di vita, tanto da non farglielo sembrare un lavoro, allora ha scelto bene! E’ questo tipo di persona che poi diventa un’autista professionale.



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